Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che assimila le reti Tlc a opere di pubblica utilità, semplificando procedure e riducendo gli oneri di realizzazione

Dina Ravera, presidente di Asstel: “norma attesa da tempo DAGLI OPERATORI, PER VALORIZZARE GLI INVESTIMENTI e accelerare sull’infrastrutturazione digitale del Paese”.  

Roma, 10/3/2016 – “Un atto legislativo fondamentale che, assimilando in modo inequivocabile le infrastrutture di telecomunicazione a opere di urbanizzazione primaria, riconosce finalmente il valore di pubblica utilità alle reti a banda larga e ultra larga, fisse e mobili. In questo modo l’infrastrutturazione digitale del Paese viene sottratta  alla possibilità di essere gravata di oneri e balzelli locali non dovuti, mentre vengono semplificate sostanzialmente le procedure burocratiche per la sua realizzazione. Era questo un provvedimento atteso da tempo dagli operatori di Telecomunicazioni, necessario per valorizzare gli investimenti e accelerare i lavori di copertura del territorio italiano con le reti Tlc di nuova generazione, in linea con gli obiettivi stabiliti dal Governo nella strategia sulla banda ultralarga.” – è il commento di Dina Ravera, presidente di Assotelecomunicazioni-Asstel riguardo alla pubblicazione oggi in Gazzetta Ufficiale del  decreto legislativo di attuazione della Direttiva 2014/61/UE recante “misure volte a ridurre i costi dell’installazione di reti di comunicazione elettronica ad alta velocità”.

In particolare il provvedimento stabilisce, una volta per tutte, che le infrastrutture di telecomunicazione, dai tralicci ai ripetitori, dalle stazioni radio base alle antenne, oltre alle opere per l’installazione della rete, non sono unità immobiliari e, come tali, non vanno iscritte in catasto e non soggiacciono alla fiscalità conseguente. Inoltre viene chiarito che per la rete fissa vale quanto previsto dal Codice delle comunicazioni elettroniche che consente di applicare soltanto Cosap/Tosap (rispettivamente canone e tassa per l’occupazione di spazi e aree pubbliche). In questo modo sono stati risolti i dubbi interpretativi sulla corretta applicazione delle norme vigenti. Dubbi che avevano generato comportamenti disomogenei da parte di diversi uffici territoriali dell’Agenzia delle Entrate e di enti locali, con il risultato di un forte aggravio dei costi per gli operatori di rete, anche in termini di aumento di contenzioso e rallentamento delle attività di installazione.

 

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