“Cervelli Ribelli at Work” vuole trasformare il talento delle persone nello spettro autistico in una risposta concreta al fabbisogno di competenze digitali, favorendone l’inserimento qualificato nel mondo del lavoro e promuovendo un modello inclusivo e replicabile per le imprese. A illustrare i risultati del progetto oggi, 2 aprile, Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo, i protagonisti di questa grande scommessa sul talento neurodivergente: Asstel, che riunisce le principali telco del Paese, Fondazione Cervelli Ribelli, Open Fiber, Fastweb+Vodafone e Kirey Group. All’evento, organizzato presso la Luiss di Roma, hanno partecipato il rettore dell’Ateneo Paolo Boccardelli, oltre a Mauro Nori, Capo di Gabinetto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Luca Rigoni, responsabile relazioni istituzionali del Dipartimento per la Transizione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e la responsabile clinica del progetto, Federica Giammello (psicoterapeuta).
“Cervelli Ribelli at Work” è rivolto a giovani adulti tra i 18 e i 29 anni con diagnosi nello spettro autistico e forte interesse per le discipline STEM. Prevede un percorso integrato che combina formazione tecnica, supporto clinico e inserimento lavorativo personalizzato. Il modello si basa su un approccio strength-based, che valorizza i punti di forza, come l’attenzione al dettaglio e la capacità di analisi.
Tra i primi risultati concreti si registrano già inserimenti lavorativi e assunzioni stabili nel settore tecnologico. Le persone coinvolte acquisiscono competenze spendibili e reali opportunità di crescita professionale. Inoltre, il progetto genera impatti organizzativi positivi nelle aziende, migliorando processi, standardizzazione e innovazione interna.
Paolo Boccardelli, Rettore della Luiss, ha dichiarato in apertura dell’evento: “È particolarmente importante parlare di neurodivergenze in università: luogo chiamato a promuovere diversità e inclusione come leve di sviluppo dei talenti. Le esperienze maturate negli anni dal nostro Ateneo, nell’ambito delle iniziative di sostenibilità, dimostrano come i percorsi dedicati alle persone con disturbi dello spettro autistico possano essere efficacemente orientati alla valorizzazione delle competenze e delle unicità. L’inclusione lavorativa, infatti, non è un principio astratto ma un obiettivo concreto, che prende forma quando il mondo della formazione e quello dell’impresa dialogano e collaborano, riconoscendo le competenze prima ancora delle etichette. Occorre superare la visione limitante della neurodivergenza, per riconoscerla come una dimensione capace di generare valore”.
Gianluca Nicoletti, giornalista, presidente e socio fondatore della Fondazione Cervelli Ribelli, nonché padre di Tommy, ragazzo nello spettro autistico, ha raccontato il percorso del progetto, “nato con ‘Cyber Rebel’ insieme a Kirey Group per formare e inserire in ambito cybersecurity giovani adulti autistici con talento digitale, creando un modello replicabile anche in altre aziende. Successivamente, grazie all’accordo con Asstel, l’iniziativa è stata estesa alla filiera delle telecomunicazioni, con l’ambizione di costruire un modello scalabile per tutto il settore ICT e TLC. Al centro del progetto vi sono persone nello spettro autistico cosiddette ad alto funzionamento, che a un elevato quoziente intellettivo associano capacità comunicative, ma che spesso tendono all’isolamento, trovando nel lavoro al computer un ambiente ideale. Il destino di questi ragazzi può essere quello di essere considerati ‘fantasmi’: sono cittadini a tutti gli effetti, hanno diritto di esercitare i loro talenti e contribuire a una società evoluta”, ha sottolineato Nicoletti.
Ha spiegato Laura Di Raimondo, direttore generale di Asstel: “Il percorso costruito con la Fondazione Cervelli Ribelli parte dal ‘paradosso del talento’: da un lato la carenza di competenze digitali, dall’altro la presenza di persone con elevate capacità tecniche ma troppo spesso escluse dal mercato del lavoro. Nel tempo abbiamo dimostrato che è possibile trasformare una risorsa inespressa in una risposta concreta allo skill gap digitale. Chi lavora come noi ogni giorno nell’innovazione e nel digitale ha una responsabilità precisa: orientare, raccontare e aprire possibilità, guardando oltre i confini per definire nuovi orizzonti professionali. Siamo convinti che l’inclusione sia un valore fondamentale per la crescita e lo sviluppo di qualsiasi organizzazione. La filiera delle telecomunicazioni è per sua natura legata alle connessioni. Ma c’è di più. L’intera filiera si trova in un momento di profondo cambiamento: mutamento dei contesti lavorativi e dei modelli di organizzazione del lavoro, necessità di valorizzare le nuove competenze digitali, colmare i gap professionali esistenti nelle nostre imprese. Dobbiamo cogliere queste sfide e fare la nostra parte. Affrontiamo la neurodiversità con l’attenzione che merita, consapevoli che è uno spettro composto da infinite sfumature. La sfida è quella di riconoscere, valorizzare e incanalare questa diversità in un mondo del lavoro in costante evoluzione, dove anche il sistema educativo fatica a fornire risposte adeguate. Con questo progetto vogliamo essere precursori di un cambiamento che metta al centro il benessere e l’accoglienza nel mondo del lavoro delle persone, con le loro singole caratteristiche, bisogni e identità. Questo si traduce in una maggiore indipendenza e autostima per i ‘cervelli ribelli’, mentre per le imprese della nostra filiera si traduce in maggiore creatività e approcci innovativi al lavoro. Abbiamo il dovere di accompagnare anche i giovani Cervelli Ribelli a prendere consapevolezza delle proprie ambizioni e capacità e a coltivarle, perché la nostra stella polare sono loro e le scelte che faranno oggi, confidenti del fatto che possono essere protagonisti del futuro digitale del Paese”.
Silvia Cassano, Chief People Officer di Fastweb + Vodafone, racconta l’impegno della propria azienda: “Con Cervelli Ribelli sosteniamo attivamente un progetto innovativo che mette il lavoro al servizio di un bisogno reale, offrendo soluzioni concrete per migliorare la qualità della vita delle persone con neurodivergenze. Come Fastweb + Vodafone lo facciamo in modo concreto, anche attraverso l’inserimento in azienda di persone con autismo in ruoli digitali e tecnologici con competenze cruciali per il futuro dell’azienda e del settore. L’iniziativa nasce anche dalla volontà di promuovere l’autonomia e l’inclusione lavorativa e rappresenta un passo significativo verso la creazione di contesti capaci di garantire maggiore indipendenza, sicurezza e piena partecipazione sociale. Favorire la vera inclusione significa ripensare i processi di selezione, adattare gli spazi di lavoro, formare i manager. I risultati parlano chiaro: maggiore creatività, soluzioni più innovative ai problemi complessi e un effetto positivo sul clima dei team. È un progetto che genera impatto sociale e impatto economico insieme e, grazie al lavoro avviato da Asstel, diverse aziende in Italia stanno percorrendo la stessa strada, dimostrando che un modello inclusivo può essere sostenibile, replicabile e generatore di valore nel tempo. La collaborazione con Cervelli Ribelli ci ha quindi insegnato che l’inclusione autentica non è solo la cosa giusta da fare, ma una scelta strategica di business”.
Tra le imprese impegnate nel progetto c’è anche Open Fiber, che ha accolto un ragazzo neurodivergente nel team di Cybersecurity. Inizialmente in stage, il suo percorso si è poi trasformato in un contratto a tempo determinato, tuttora in corso.
Per Romina Chirichilli, direttore People & Sustainability di Open Fiber: “Crediamo in un’inclusione che non si racconta, ma si realizza. Il nostro approccio parte dalla volontà di incidere davvero sul cambiamento, con azioni concrete e durature per le persone, con la consapevolezza che i risultati non sono immediati e che il percorso può essere complesso. Per questo lavoriamo per integrare l’inclusione nei processi aziendali, rendendola parte del nostro modo di agire e di creare valore ogni giorno”.
Ha sottolineato Alessandra Girardo, General Manager Italia di Kirey: “Kirey è impegnata nel promuovere un approccio alla cybersecurity che metta al centro le persone e le competenze. Iniziative come quella realizzata insieme a Cervelli Ribelli dimostrano concretamente come ampliare lo sguardo sul talento possa generare valore anche in ambiti altamente specializzati”. “In questo scenario, il Rapporto Clusit evidenzia come la crescita delle minacce cyber si accompagni a un gap sempre più marcato di competenze: per questo, ripensare i modelli tradizionali di selezione e valorizzazione del talento non è solo una scelta etica, ma una leva concreta per rafforzare la resilienza delle organizzazioni e sostenere la transizione digitale”.
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