Presentata la ricerca del Centro di Ricerca in Strategic Change “Franco Fontana”Luiss: “L’urgenza di agire: regole eque per crescere, investire, competere nel digitale”
Le reti di comunicazione elettronica sono l’infrastruttura su cui poggia l’intero ecosistema digitale europeo, ma gli operatori delle telecomunicazioni continuano a sostenere il peso degli investimenti e degli obblighi regolatori senza poter beneficiare di condizioni competitive equivalenti rispetto agli altri grandi attori digitali. È quanto emerge dalla ricerca “L’urgenza di agire: regole eque per crescere, investire, competere nel digitale”, presentata oggi alla Luiss nel corso dell’evento promosso dal Centro di Ricerca in Strategic Change “Franco Fontana” e da Asstel.
Secondo lo studio, il settore è attraversato da uno squilibrio strutturale sempre più evidente: tra il 2019 e il 2025 il traffico dati è cresciuto di oltre il 280% sulle reti mobili e di oltre il 130% su quelle fisse, con una quota compresa tra il 70% e l’80% delle risorse di rete assorbita da poche grandi piattaforme digitali. A fronte di questa crescita, la capacità di monetizzazione resta limitata: nel 2024 l’ARPU mobile medio in Europa è pari a 20,4 euro, meno della metà rispetto ai 42,4 euro degli Stati Uniti, mentre sul fisso si attesta a 17,9 euro contro i 32,8 euro americani.
Il divario emerge anche sul fronte degli investimenti e dello sviluppo infrastrutturale. Gli investimenti pro capite nelle telecomunicazioni sono pari a 118 euro in Europa, contro 217 euro negli Stati Uniti. La copertura delle reti gigabit fisse raggiunge l’82,5% nell’UE, a fronte del 90,3% negli USA, mentre la copertura 5G Standalone si ferma al 63% della popolazione europea, contro l’81% negli Stati Uniti e il 93% in Cina.
Parallelamente, il valore economico si sta progressivamente spostando verso i servizi digitali e le piattaforme: il mercato globale degli OTT è destinato a crescere da 202,5 miliardi di dollari nel 2022 a 434,5 miliardi nel 2027, con un tasso annuo del 16,5%, mentre le grandi piattaforme hanno registrato una crescita della capitalizzazione del 357% tra il 2015 e il 2023.
La ricerca individua cinque direttrici di intervento: integrare gli obiettivi della regolazione economica con investimenti, qualità e sicurezza; ridurre la stratificazione normativa; passare da una regolazione ancorata alla qualifica formale degli operatori a un approccio fondato sulla funzione economica svolta, in modo che obblighi e responsabilità riflettano il servizio prestato e il ruolo effettivamente esercitato nel mercato; creare nuovi strumenti di monetizzazione della qualità e di cofinanziamento degli investimenti; riconoscere economicamente gli oneri legati a sicurezza e resilienza.
Il Presidente di Asstel Pietro Labriola ha ribadito l’urgenza di misure concrete per l’intera filiera: “È necessario superare una situazione in cui gli operatori di telecomunicazioni continuano a sostenere obblighi pubblicistici, investimenti infrastrutturali e costi di sicurezza senza adeguati meccanismi di compensazione. Le reti TLC non sono più un servizio ordinario di mercato: sono infrastrutture strategiche per la sicurezza nazionale, la resilienza del Paese, la competitività industriale e la sovranità digitale. Se l’ordinamento chiede alle Telco di sostenere costi per proteggere sicurezza nazionale, resilienza e continuità del servizio, non possono poi trattarli come se fossero costi privati qualsiasi, senza alcun riequilibrio economico. Per questo, occorre introdurre strumenti che riconoscano in modo esplicito la natura pubblicistica di tali oneri e ne rendano sostenibile l’assorbimento da parte degli operatori, ad esempio attraverso incentivi fiscali, fondi dedicati, meccanismi di compensazione compatibili con il diritto europeo sugli aiuti di Stato e criteri regolatori che tengano conto dei costi imposti da obblighi di interesse generale”, ha dichiarato Labriola.
“È necessario allocare le frequenze in scadenza con una logica industriale e non meramente fiscale, premiando gli impegni di investimento nelle infrastrutture del Paese. Serve una nuova politica dello spettro che colleghi le assegnazioni allo sviluppo degli investimenti per reti VHCN, 5G standalone, backbone, edge, densificazione mobile ed efficientamento energetico”.
Labriola ha inoltre sottolineato la necessità di “ridurre la stratificazione normativa che oggi rallenta l’innovazione, indebolisce la capacità di investimento e crea incertezza per le imprese. Occorre coordinare norme primarie, regolazione settoriale, obblighi di sicurezza e procedimenti autorizzativi, rendendo anche più prevedibili gli strumenti di golden power e più rapido il coordinamento sulle misure previste dalla NIS2. Non è più rinviabile il riequilibrio della competitività nel mercato multiutility rispetto agli operatori energetici, insieme all’introduzione di incentivi fiscali per reti, sicurezza e resilienza e all’estensione delle misure per l’efficientamento energetico anche alle reti TLC. Serve un Decreto Telecomunicazioni, o meglio un Decreto Connettività e Sicurezza Nazionale, capace di coordinare in modo organico tutte le riforme necessarie e di riconoscere pienamente il valore strategico delle telecomunicazioni per il Paese”, ha concluso Labriola.
Enzo Peruffo, Prorettore per la Didattica e Direttore del Centro di Ricerca in Strategic Change “Franco Fontana” della Luiss ha dichiarato, commentando gli esiti della ricerca: “Ogni transizione tecnologica impone una ricognizione critica delle regole ereditate. Questo studio documenta come l’ecosistema digitale europeo si sia trasformato in profondità, mentre il quadro normativo che lo governa non ha tenuto il passo all’innovazione. Colmare questo divario è la condizione necessaria perché la transizione digitale produca valore reale e distribuito, con implicazioni dirette sulla competitività del sistema Paese”.
Gianluca Corti, vicepresidente Asstel: “Un quarto dei ricavi delle nostre aziende viene destinato a investimenti. Da anni invitiamo le istituzioni ad aiutarci a continuare a investire. In un quadro complicato da diversi livelli di governo – locale, nazionale, europeo – il Governo ha in questo momento l’opportunità di prendere una decisione pro-investimenti anticipando la decisione sulle frequenze in scadenza nel 2029, anticipando l’orientamento europeo indicato nel Digital Networks Act. Rilanciare gli investimenti richiede anche 18 mesi, è importante agire presto”.
Walter Renna, vicepresidente Asstel: “Il settore delle telecomunicazioni sta attraversando una crisi strutturale, ma resta più che mai un pilastro strategico: da qui passano la competitività del Paese e la sua sicurezza. Oggi gli operatori si muovono con vincoli regolamentari significativamente più stringenti rispetto alle grandi piattaforme digitali, con effetti diretti sulla capacità di investimento e innovazione. Siamo alla vigilia di una trasformazione radicale trainata dall’intelligenza artificiale, con agenti autonomi, droni, robot e servizi che richiederanno reti ancora più potenti e sicure. In questo scenario è essenziale che le regole evolvano: servono condizioni che permettano alle telco di sviluppare nuovi servizi e competere alla pari. Ridurre le asimmetrie normative non è solo una questione di equità, ma una scelta industriale e geopolitica. Una visione condivisa da operatori ed istituzioni può assicurare all’Italia un ruolo di leadership continentale in questa transizione“.
All’evento, moderato dalla giornalista Simona Rossitto, hanno partecipato, inoltre: Giacomo Lasorella, Presidente Agcom, Davide Quaglione, Professore di Economia applicata, Luiss, Cesare Pozzi, responsabile scientifico di progetto del Centro di Ricerca in Strategic Change “Franco Fontana”; Giorgio Maria Tosi Beleffi, dirigente del Gabinetto del Ministro delle Imprese.
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