“Quando parliamo di sostenibilità delle telecomunicazioni non parliamo soltanto dei conti economici delle imprese, ma della capacità dell’Italia e dell’Europa di investire sulla propria autonomia tecnologica e industriale. La sovranità digitale è la leva strategica di competitività del sistema Paese, significa reciprocità, un mercato aperto, fondato su regole simmetriche, sulla stessa responsabilità. standard per tutti gli attori che operano nel nostro Paese. La nostra forza industriale si misura sulla capacità di gestire continuità, resilienza e sicurezza delle infrastrutture critiche in un quadro di tensioni geopolitiche e dipendenze. Senza infrastrutture di telecomunicazioni non esiste il cloud, senza cloud non esiste AI: le reti di nuova generazione sono il primo anello della catena del valore del digitale, della sicurezza nazionale, della manifattura connessa e dei servizi pubblici digitali. Lo ha dichiarato Laura Di Raimondo, direttore Generale di Asstel, intervenuta oggi a “Telco per l’Italia”, l’evento dedicato alle prospettive del settore tra investimenti, sharing infrastrutturale e nuovi equilibri di mercato.
Di Raimondo ha richiamato i dati che evidenziano una crescita esponenziale della domanda di connettività a fronte di una crescente pressione sugli operatori infrastrutturali. Tra il 2019 e il 2025 il traffico dati è aumentato di oltre il 280% sulle reti mobili e di oltre il 130% sulle reti fisse, confermando il ruolo sempre più centrale delle telecomunicazioni nell’economia digitale
“Per sostenere questa crescita servono investimenti continui e un quadro regolatorio nazionale ed europeo che favorisca sviluppo, innovazione e competitività. La sfida europea è trovare il giusto equilibrio tra tutela del mercato e capacità di attrarre investimenti nelle infrastrutture digitali. Per farlo occorrono interventi urgenti e fondamentali in tema di energia, da considerare la materia prima del digitale, e poi sull’allocazione non onerosa delle frequenze che premi gli impegni di investimento. Insomma, scelte industriali precise e non più rinviabili.
“Ma non bastano le infrastrutture. Per costruire il futuro servono persone: competenze capaci di progettare, sviluppare, gestire e proteggere le tecnologie che stanno trasformando la nostra economia e la nostra società. Le imprese delle telecomunicazioni possono svolgere un ruolo determinante in questo percorso perché dispongono già di queste competenze e di una cultura organizzativa abituata a governare il cambiamento e l’innovazione. È da questo capitale umano che dipende una parte rilevante della capacità del Paese di affrontare le transizioni in corso, rafforzare la propria competitività e cogliere le opportunità della trasformazione digitale”, ha concluso Di Raimondo.
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