L’esistenza delle reti di telecomunicazione da sola non basta: diventa valore solo quando cittadini, imprese e amministrazioni le conoscono, sanno usarle e si fidano. È il messaggio portato da Laura Di Raimondo, direttore generale di Asstel, intervenuta al Festival del Digitale Popolare di Torino.
«Una rete disponibile è una condizione necessaria, ma non sufficiente», ha affermato Di Raimondo. «Negli ultimi anni la filiera delle telecomunicazioni ha posto in essere investimenti significativi per portare connettività ovunque, e i risultati sono evidenti. Oggi, però, il principale ostacolo non è più soltanto infrastrutturale: è la distanza tra ciò che la rete rende possibile e ciò che cittadini, imprese e amministrazioni sanno e vogliono farne nel suo utilizzo quotidiano».
Una distanza che, secondo Asstel, ha tre dimensioni. La prima è la conoscenza: «Se non vedo il valore di un servizio, non lo uso, non lo sviluppo, non investo su di esso, anche se è strategico per la mia vita quotidiana», dal fascicolo sanitario ai pagamenti digitali, dai servizi della PA alla didattica a distanza. La seconda sono le competenze: piccole imprese ed enti locali spesso non hanno le risorse per trasformare la connettività in processi, servizi e nuovi modelli di organizzazione e gestione del lavoro. La terza è la fiducia:sicurezza, affidabilità e trasparenza, ha spiegato, «non sono un livello che si aggiunge dopo, ma la condizione strategica connessa alla qualità e al valore perché le persone si affidino ai servizi digitali».
Di Raimondo ha ricordato che «non c’è contraddizione tra sostenibilità economica e coesione territoriale, ma c’è un equilibrio da costruire. Connettività e digitalizzazione richiedono investimenti continui nelle reti e l’integrazione di AI, cloud, dati e capacità di calcolo nei processi pubblici e privati».
Dal 2010 a oggi il settore ha perso oltre il 30% del fatturato, circa 14 miliardi di euro, continuando però a investire oltre 114,8 miliardi complessivi, mentre il costo del capitale è passato dal 7,3% del 2019 all’8,1% del 2023. Per Asstel la collaborazione tra pubblico e privato funziona con regole stabili, tempi certi, risorse pubbliche mirate dove il mercato non arriva, meno barriere autorizzative e più domanda di servizi digitali, anche grazie alla digitalizzazione della PA. A questo si affianca l’impegno di comunicazione della campagna “Pillole digitali”, che racconta sui canali Sky, in modo semplice, cosa rendono possibile le telecomunicazioni nella vita quotidiana. «Non si tratta di chiedere di più a qualcuno, ma di costruire un modello in cui ciascuno faccia la propria parte», ha concluso Di Raimondo, «perché le reti non restino una semplice infrastruttura di servizio, ma siano architettura strategica dell’Italia, per tutti i territori e i cittadini. Dobbiamo accendere i motori necessari perché il digitale torni a generare investimenti, innovazione e crescita».
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